“Al mio migliore amico”

Mi mancherai fratello mio…
Adesso che il giorno della tua partenza si avvicina sento forte dentro di me la necessità di conservare nella mia memoria quanti più bei momenti possibili ci appartengano. Mi fa strano pensare che alla fine, sarai tu il primo a partire, verso mete che forse non visiterò mai e che, sicuramente, saranno per te l'ambiente" in cui celebrare la persona fantastica che sei sempre stato per me e per tutti quelli che lasci qui ad attendere il tuo ritorno.
Forse un po' in ritardo, ma per lo meno in un momento adeguato, ritrascrivo qui per te il messaggio che ti mandai (invano) per il tuo compleanno. L'ultimo che avremmo festeggiato assieme.
L'ultimo in cui avrei potuto chiamarti a casa per tenerti quei quarti d'ora al telefono, in sospeso, minacciandoti di mandare un fax anonimo a tua madre quando non saresti stato a casa o l'ultimo compleanno in cui avrei potuto stringerti alle mie braccia certo che non saresti stato mio nemmeno questa volta, come non lo sei mai stato da quando ti conosco.
"Ovunque mi portino le due ruote, chiunque incontri sulle mie strade vuote, non sia l'ignoto a spingermi avanti, ma tutto ciò che di certo lascio per poterlo un giorno ritrovare. Con l'assoluta speranza che mantenga il nome che ha sempre avuto. Il tuo. Auguri Glauco.gionata."
Mi mancherai Glauco, chissà se potrò abbracciarti ancora prima che tu parta.
Ti voglio bene.
Che sia per tuo capriccio, per scusa o per vigliaccheria o che sia per il fastidio delle persone che ti siederanno accanto stasera, inebriati dal profumo di pesce a buon prezzo, bhé, sarò comunque lontano dal consumare un'ultima sera in compagnia della persona più importante della mia vita.
E' un po come dire che hai fatto bene a fare quello che credevi meglio per te e per le ultime ore in cui sarai fra noi.
Ma é anche come dire che il dubbio di meritare e conservare un posto veramente inportante nella tua vita, c'é e c'é smepre stato.
Per l'assoluta priorità che rivesti nella mia esistenza, non sarebbe bastato un impegno lavorativo, familiare o sentimentale per tenermi lontano da te in un momento così "fragile" visto che penso non ti rivedrò per molti anni e chissà forse per sempre.
Ma le mie priorità non sono le tue. E solotu puoi gestire nel migliore dei modi il tuo tempo. Che sia con me, o senza di me.
Grazie Meli.
Non lo dico con risentimento. Ma con il dispiacere di non aver capito che forse sogno troppo ad occhi aperti e questo ti mette a disagio, specie quando ti é richiesto di dimostrare quello che non provi.
Mio malgrado…
Quando te ne sarai andato potrò sfogarmi sulla faccia di chi mi pare, tanto non cambierebbe niente. Sarebbe solo un modo per sentirsi più leggeri.

“Al mio migliore amico”ultima modifica: 2005-04-01T17:57:15+02:00da gioadi.c6
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2 pensieri su ““Al mio migliore amico”

  1. Risposta dello scrittore V. Messori ad una mia lettera sulla questione storica di Gesù

    Ammiro, davvero, la Sua sicurezza : con un paio di paginette, Lei si sbriga di 20 secoli di riflessione delle migliori intelligenze. Con Lei non c’è bisogno di biblioteche, con le loro migliaia di volumi : tutto è chiaro, Lei lo ha risolto. Con due soli pensatori , due giganti : Kung e Boff…Aggiunge ndovi Panfilo Gentile ! Ma sì, vorrei anch’io la Sua sbrigatività. La vita sarebbe assai più comoda, non ci sarebbe fatica di ricerca. Mi raccomando, conservi questa Sua semplicità ! Cordialmente, vm —– Original Message —– From: To: “messori” Cc: “vincenzo.capu to22” Sent: Saturday, March 05, 2005 7:58 AM Subject: Riflessioni sul Cristo

    09/03/2005 11:02 am | linkami |
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    Lettera a V. MESSORI

    Gesù è veramente Dio? Vorrei proporLe alcune riflessioni che, secondo il mio parere, sono determinanti nello stabilire che Gesù non è assolutamente di origine divina. E’ la classica questione della convinzione di Gesù sull’imminenza della venuta del regno di Dio. Lei che è cosi sollecito ad occuparsi dei galli di Gerusalemme, dei visceri di Giuda e dei frammenti qumranici, opportunamente si disinteressa di una questione così cruciale: come si può definire Dio una persona che prende una madornale cantonata su un elemento tanto cruciale per la dottrina nel suo complesso? Il ragionamento che Le propongo lo lascio fare a due teologi non di corte che per le loro idee “scomode” sono stati allontanati dalla Chiesa cattolica: Hans Kung e Leonardo Boff. Kung nel suo “Essere Cristiani” a pag. 236 e ss. “Venga il suo regno: anche Gesù, come l’intera generazione apocalittica, attese per un futuro imminente il regno di Dio, il regno della giustizia, della libertà, della gioia e della pace…..Il sistema attuale non è definitivo, la storia sta andando incontro alla sua conclusione – e sarà questa stessa generazione, l’ultima, a vivere l’improvvisa e minacciosa fine del mondo e il susseguente rinnovamento. Le cose, però, sarebbero andate diversamente, molto diversamente. ……….Che Gesù attendesse il regno di Dio per un futuro imminente, è invece inequivocabile. Da un punto di vista metodologico non possiamo permetterci di espungere dall’annuncio di Gesù proprio i testi più difficili e più scomodi, attribuendoli sbrigativamente a influssi posteriori. ……..Numerosi passi annunciano esplicitamente o presuppongono la vicinanza del (futuro) regno di Dio (cfr. spec. Mc1, 15 par.). Gesù rifiuta – è vero – di indicare un termine preciso. Ma non pronuncia una sola parola che sposti l’evento finale in un tempo lontano. Lo strato più antico della tradizione sinottica rivela anzi che Gesù attese il regno di Dio per un futuro quanto mai prossimo. I testi classici che documentano tale “attesa a breve scadenza” (Mc 9, 1 par; 13, 30 par; Mt 10, 23.) – senza alcun dubbio originali proprio perché motivo di scandalo per la generazione seguente – precludono ogni interpretazione riduttiva: Gesù e anche la Chiesa primitiva, che qui, come poi indiscutibilmen te l’apostolo Paolo, fa già risuonare in parte la sua voce – su questo punto si dovrebbe registrare il sostanziale consenso degli esegeti più autorevoli -, confidavano di poter assistere durante la loro vita all’avvento del regno di Dio. ………Questo sviluppo interno al Nuovo Testamento non fa che sottolineare la circostanza che Gesù non parlò dell’approssima rsi del regno di Dio con accenti di mera “esasperazione profetica”, ma effettivamente confidò nella sua imminenza, solo su questo sfondo si possono comprendere tanti di quegli incalzanti discorsi sulla noncuranza riguardo alla sicurezza della propria vita, all’alimentazio ne e al vestiario, sull’esaudiment o delle preghiere, sulla fede che può spostare le montagne, sulla decisione che non ammette indugi, e ancora la metafora del grande banchetto, lo stesso Padre nostro e le beatitudini. ……..Ecco allora affacciarsi urgentemente un problema: Questo annuncio del regno di dio, in fondo, non è semplicemente una forma di apocalittica tardo – giudaica? Gesù non fu egli stesso, in ultima analisi, un entusiasta apocalittico? Non inseguì un’illusione? In poche parole: non commise un errore? Remore di carattere dogmatico non dovrebbero trattenere dall’ammetterlo , nel caso lo si dovesse ammettere. Sbagliare è umano. E se Gesù di Nazaret è stato veramente un uomo, è anche possibile che abbia sbagliato. Ci sono teologi che sembrano temere l’errore più del peccato, della morte e del diavolo. Al punto che, per paura dell’errore, non esitano a falsificare la bibbia, proprio in relazione al nostro problema.” Kung ebbe molto coraggio intellettuale a fare queste affermazioni e a tentare razionalmente una spiegazione di questa visione cosmologica di Gesù. Ma ciò non bastò ai ferrei custodi dell’ortodossia che gli ritirarono la patente di teologo cattolico. Boff, se è possibile, nel suo “Vita oltre la morte” a pag. 101 e ss., è ancora più esplicito: “Questi detti di Gesù, (si riferisce a Mc 13, 30; Mc 9, 1; Mt 10, 23) contrapposti all’altro circa l’ignoranza del momento finale (Mc 13, 32) , costituiscono una vera croce per gli esegeti e i dogmatici. I testi in sé sono chiari. Alcuni interpreti non esitano a dire come, per esempio, G. W. Kummel: “Non c’è il minimo dubbio che questo annuncio di Gesù non si è adempiuto. E’ impossibile affermare che Gesù non si ingannò su tale questione. Al contrario, dobbiamo confessare francamente che l’annuncio escatologico di Gesù, almeno su questo punto, rimase legato a una forma condizionata dell’epoca: forma che posteriormente, con la evoluzione compiuta dal cristianesimo primitivo, si dimostrò insostenibile” (Verheissung und Erfullung, 141). Di fronte alle conseguenze che tale equivoco di Gesù implicherebbe per la sua coscienza messianica, per la sua divinità e infine per tutta la cristologia, altri teologi preferiscono astenersi da qualsiasi giudizio e si limitano a costatare la tensione tra i testi, come fa, per esempio, il grande teologo R. Schnackenburg: “Non è stato possibile far luce su questi detti. Sembra che nemmeno la Chiesa primitiva sapesse integrare questi difficili documenti della tradizione nell’insieme della predicazione escatologica di Gesù. Forse la Chiesa primitiva col suo comportamento ci indica qual è la via migliore: alimentare una viva speranza escatologica basandosi sulla vigorosa predicazione profetica di Gesù e non trarre da determinati detti isolati di Gesù conclusioni false sulla sua predicazione. La Chiesa primitiva non ammise che Gesù si fosse ingannato. E nemmeno noi potremo farlo, se ci manterremo criticamente consapevoli della situazione totale della tradizione e ci renderemo conto dell’indole, del senso e del fine della predicazione di Gesù” (Gottes Herrschaft und Reich, 146 – 147). A prescindere da questa astensione lodevole, ma in fondo scettica, noi possiamo, partendo da una ben compresa e fondata cristologia, come abbiamo tentato di fare nel nostro studio Gesù Cristo Liberatore, dire quanto segue: Gesù, Dio – Incarnato, partecipò realmente della nostra condizione umana; ebbe una crescita nel sapere e in tutta la sua realtà umana (Cf. Lc 2, 52); fu realmente tentato, ebbe fede e fu il maggior testimone della fede (Ebr 12, 2); partecipò anche della cosmovisione culturale dell’epoca, che era quella apocalittica. In essa si attendeva la fine del mondo come imminente, Da un lato, Gesù non sapeva, come qualunque altro uomo, “il giorno e l’ora” (Mc 13, 32°). Dall’altro, come i suoi contemporanei e con il loro stesso linguaggio, aspettava tra breve l’irrompere salvifico di Dio. Che questo non sia avvenuto non è un errore: è solo un equivoco, implicito nel processo stesso dell’incarnazio ne, che dev’essere intesa non docentisticamen te (come se fosse solo apparente o meramente astratta, con l’assunzione di una natura umana in astratto), ma realmente. Dio assunse un uomo concreto e non una natura astratta; un uomo all’interno di una cultura, con un tipo di coscienza nazionale, con categorie di espressione culturalmente condizionate” Tentativi onesti, coraggiosi, questi di Kung e Boff che non sono certamente i tanto da Lei vituperati Loisy e Guignebert. Uomini, in fondo, di fede che hanno cercato onestamente di non nascondere la testa come fanno gli struzzi e tanti teologi di corte di fronte a verità scomode. Lei stesso che ha dichiarato di avere come scopo nella vita di dimostrare che il Vangelo è credibile sotto il profilo storico, si è sempre ben guardato dall’affrontare la questione escatologica che ci mette di fronte ad un fatto di inoppugnabile evidenza: il Gesù storico non era altro che un entusiasta apocalittico che si è sbagliato clamorosamente su una realtà così centrale del messaggio cristiano. Affermare che Gesù è Dio e non dire onestamente che si è sbagliato sulla fine del mondo è compiere un’operazione non onesta sul piano storico – critico. Si biasimano così tanto i fondamentalisti di casa nostra, i Testimoni di Geova, che hanno azzardato più volte di conoscere la data della fine del mondo per fare proseliti e non si dice nulla riguardo al fatto che anche Gesù avesse il vizietto di far credere ai suoi contemporanei che il dramma escatologico fosse imminente. Per inciso, se così stanno le cose, come auterovoli teologi anche se ex – cattolici riconoscono (non dimentichiamo che Kung è stato consulente teologico del Concilio) diventa veramente problematico far coesistere con la cosmovisione apocalittica di Gesù tante dottrine cattoliche, come per esempio, l’istituzione del Papato, i sacramenti, le indulgenze, la tripartizione dell’oltretomba e tutto ciò che implica una permanenza nella storia, cosa che, come ho ampiamente cercato di dimostrare, anche sulla base di ricerche teologiche serie ed oneste, era del tutto assente dall’orizzonte mentale ed ideologico del Gesù storico. Molto probabilmente tutto sarebbe finito con la sua miserabile morte se non ci fossero stati un S. Paolo, un Costantino, un Gregorio Magno, un Innocenzo III, il crollo dell’Impero romano e via discorrendo che hanno fatto sì che il Nazareno divenisse un’ideologia che è stata capace di imporsi nella storia. (Sugli sviluppi del Cristianesimo dall’Ebraismo resta fondamentale La storia del Cristianesimo di Panfilo Gentile).

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